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Personaggi
ARGANTE, malato immaginario
ANGELICA, figlia maggiore di Argante
LISETTA, figlia minore di Argante
LINDA, seconda moglie di Argante
ERALDO, fratello di Argante
CLEANTE, innamorato di Angelica
DOTT. DIARROICUS, medico
TOMMASO, suo figlio
PURGONI, medico di Argante
BONAFEDE, notaio
TONINA, domestica di Argante |
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Interpreti
Andrea Sansovini
Alice Balestri
Elisa Fabbri
Nadia Cicognani
Marco Benini
Alan Leoni
Marco Monti
Stefano Mini
Daniele Bagnolini
Francesca Fantini
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La trama è nota: ipocondriaco sino a rasentare la follia, Argante vive di medici e medicine, spiando ossessivamente in se stesso i sintomi di tutte le malattie possibili. Su questa base scattano i meccanismi della commedia: una moglie avida, una figlia dall’amore contrastato (salvo poi trionfare nel finale), un gruppo di untuosi ed infidi dottoroni che si nascondono dietro il loro “latino rum”, un fratello saggio ed una cameriera fedele, astuta quanto burbera.
Il tutto ad intrecciarsi con gustosi ed esilaranti colpi di scena, verso un finale che si colora inevitabilmente di grottesco e amaro, pennellato da un’ironia contagiosa. |
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La Compagnia Luckymera nasce nel 2001 da un nucleo di appassionati, dopo varie esperienze teatrali con i gruppi scolastici forlivesi ed esperienze di formazione artistica di più alto livello. Dopo vari allestimenti che spaziano dal musical al teatro d’avanguardia, la compagnia intraprende un percorso attraverso i capolavori della commedia dell’arte: ne nasce una trilogia (L’Avaro, La Locandiera, Il Malato Immaginario) che incontra i favori del pubblico forlivese, grazie anche al costante impegno teso a raggiungere il pubblico delle scuole. Nel 2006 inizia un’attività di spettacoli per ragazzi, ai quali continuano ad affiancarsi opere classiche ed allestimenti di testi originali, arrivando a circa 15 produzioni realizzate in 5 anni di attività. |
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L’allestimento della Compagnia Luckymera propone una lettura di questo capolavoro secondo i canoni della Commedia dell’Arte: l’intento principale è quello di rendere godibile, pungente e beffarda una vicenda che si esalta proprio nell’estrema caratterizzazione dei personaggi.
Così, tra farmaci di ogni tipo ed effetti sgradevoli di enormi clisteri, prende vita una versione sanguigna e gustosamente plebea della piéce: un quadretto scenico spassoso e brillante che, caricando i modi e le espressioni, esalta il fine “gioco” della maschera.
I personaggi sono amplificati nei loro difetti e nelle loro (poche) virtù, immersi negli intrighi di sempre, nel gioco di prestigio tra finzione e realtà, o meglio tra finzione e finzione della finzione,
che è la sottile filosofia di tutta l’opera.
Emerge su tutti la figura di Argante, beato nella sua sofferenza; a differenza degli altri, egli non è solo maschera, ma descrive tutto l’uomo nel suo momento più tragico, cioè quando è vittima dei propri miti.
Qual è l’oggetto della satira di questa commedia… il malato o i medici? L’uno e gli altri. La mania del malato coincide con quella dei medici, è esattamente la stessa. Argante e i suoi terapeuti sono soltanto il tramite di una dolorosa realtà che li trascende: l’illusione umana. “I personaggi molieriani non sono tanto uomini e donne reali, ma tipi risultanti da una quantità di note violentemente accumulate ed esasperate…” (Silvio d’Amico) |
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