DA GIOVEDÌ A GIOVEDÌ
commedia in due atti di Aldo De Benedetti
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REP02/12  
 
personaggi
interpreti
 
 
Adriana Guarnieri
Paolo Guarnieri
Letizia Morlenghi
Stanislao Trombi
Tito Lami
Adele
Arianna Bragliani
Alessandro Lucchesi
Emanuela Ancarani
Walter Gaudenzi
Matteo Fiori
Francesca Cattani
STAG07/08  
 
                                   
 
 
 
 
 
 
                         
   
Scene: a cura della Compagnia
Costumi:
Emanuela Ancarani
Trucco: Vittorio Ragazzini
Tecnici luci e suono: Alessandro Cricca, Roberto Vignoli
Assistente alla regia: Francesca Ascari
Regia: Daniele Porisini
   
                         
   
Paolo Guarnieri é un avvocato di successo e gode di ottima stima nel suo ambiente. Ció non toglie che egli sia una persona superficiale, convinto che le persone, almeno quelle a lui piú vicine, debbano necessariamente ruotare intorno a lui. In modo particolare la moglie, molto piú giovane di lui e di cui é molto geloso. Eccetto la suocera che, nel prenderlo in giro chiamandolo con nomignoli a lui non graditi, lo tratta per quello che é, e cioé un superficiale, dandogli quello che lui si aspetta. L’avvocato questo forse lo capisce, ma non ha la capacitá di contrastare questa suocera invadente, pettegola, maneggiona e irriverente. Fra loro due la figura di Adriana, moglie di Paolo. Romantica e sognatrice, forse ha sposato Paolo perchè era un buon partito o perché la madre lo ha ritenuto tale. Gli vuole bene e non lo tradirebbe per nulla al mondo. Se solo lui le desse un po’ del suo tempo e della sua attenzione! Ma Paolo é troppo preso dal suo lavoro...
Adriana vive di sogni e come in un sogno viene coinvolta in una situazione romantica che prima crede di gestire e poi le sfugge. Il seguito... guardando la commedia
   
                                   
   
Aldo De Benedetti nacque a Roma il 13 agosto 1892 da una famiglia israelita Risale al 1918 la prima opera teatrale “L’amore stanco”. Con il debutto di “Non ti conosco più” (Teatro Argentina 1° aprile 1933) inizia la stagione più fortunata. Nel 1936 scrive “Due dozzine di rose scarlatte”, Nel 1937 Sarah Ferrati, con Armando Falconi e Nino Besozzi, rappresenta Trenta secondi d’amore. Contemporaneamente all’attività teatrale, De Benedetti si dedica anche al cinema, scrivendo innumerevoli soggetti, sceneggiature e riduzioni da proprie commedie. Ormai De Benedetti è conosciuto e apprezzato in Italia e all’estero, ma ciò non impedisce che nel 1938, a seguito delle leggi razziali antisemite, l’autore venga costretto al silenzio. Obbligato all’inattività nel campo teatrale, egli continua a lavorare per il cinema grazie all’aiuto di registi come Blasetti, Camerini, Zavattini, De Sica e di produttori come Amato, che gli permettono di realizzare decine di sceneggiature, tuttavia senza che la sua firma possa comparire. Sono sette anni di attività intensissima, dalla quale escono alcune tra le più belle sceneggiature del cinema italiano di quegli anni: “Assenza ingiustificata”, “La casa del peccato”, “Maddalena, zero in condotta”, “Ore 9 lezione di chimica, e molte altre. Con “Lo sbaglio di essere vivo”, (Teatro Eliseo Roma 4 luglio 1945) De Benedetti riprende la sua attività teatrale. Si tratta di una commedia amara, nella quale l’autore denuncia la propria condizione di ebreo e le sofferenze patite durante la guerra. Fanno seguito “L’armadietto cinese” (1947), “Gli ultimi 5 minuti” (1951), “Buona notte, Patrizia” (1956) e “Da giovedì a giovedì” (1959), con le quali l’autore riacquista il proprio consueto buonumore. Gli ultimi testi teatrali risalgono al 1964 (Paola e i leoni) e al 1966 (Un giorno d’aprile), ma l’impegno pubblico di De Benedetti, divenuto membro del Consiglio Internazionale Autori Opere Drammatiche, non viene meno sino agli ultimi giorni.
L’autore muore a Roma nel 1970.
Abilissimo tessitore di trame per film di genere, sostenuto da un’immaginazione fervida nel passare in rassegna tutte le possibili complicazioni e gli sviluppi imprevisti derivanti da un evento iniziale, De Benedetti appare insuperabile nell’architettare meccanismi di altissima precisione, che magari non brillano per l’originalità delle singole trovate, ma che, tuttavia, se esaminati nel loro complesso, rivelano nel loro artefice una scienza della costruzione drammaturgica rara e un “orecchio” felicissimo nel concepire sequenze dialogiche governate da un ritmo frizzante.